ANIMALI COME ESSERI SENZIENTI
La svolta normativa per una maggiore protezione degli animali: dalla sensibilità alla responsabilità
La riforma rappresenta un cambiamento profondo nel modo in cui il nostro Paese affronta i delitti contro gli animali. Si tratta di un provvedimento di grande portata, proposto dall’onorevole Michela Vittoria Brambilla, che introduce novità sostanziali nel panorama giuridico italiano.
In particolare, la norma non solo irrigidisce il regime sanzionatorio per i reati a danno degli animali, ma compie un passo storico: per la prima volta, il legislatore riconosce agli animali una condizione giuridica come esseri senzienti. Questo principio segna un’evoluzione culturale e normativa senza precedenti.
Oltre a ciò, il provvedimento introduce un altro elemento di grande rilevanza: il rafforzamento della responsabilità per i delitti contro gli animali. Grazie all’ampliamento del campo di applicazione del Decreto Legislativo n. 231 del 2001, viene infatti estesa la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. In questo modo, anche enti e imprese possono essere chiamati a rispondere direttamente per comportamenti illeciti commessi in danno degli animali.

UNA RIFORMA DALLA PORTATA EPOCALE
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 16-06-2025, La Legge n.82 del 6 Giugno 2025 è ufficialmente entrata in vigore. Intitolata “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni per l’integrazione e l’armonizzazione della disciplina in materia di reati contro gli animali” questa riforma si compone di 15 articoli che segnano una svolta normativa di grande rilievo.
Infatti, la legge modifica radicalmente il paradigma giuridico vigente: non si parla più soltanto della tutela del “sentimento dell’uomo per gli animali”, ma si afferma per la prima volta la protezione diretta degli animali come soggetti titolari di interesse.
Come statuito all’articolo 1, viene modificata anche la rubrica del Titolo IX-bis del Libro Secondo del Codice penale che ora assume la denominazione esplicita di “Delitti contro gli animali”. questo cambiamento semantico ha una forte valenza giuridica e simbolica.
In questo modo, il legislatore riconosce finalmente una base normativa alla dignità autonoma degli animali, in linea con la crescente consapevolezza sociale ed etica. La riforma riflette infatti l’evoluzione della coscienza collettiva e consolida una visione moderna del rapporto uomo-animale.
REATI CONTRO GLI ANIMALI NEL D.LGS. 231/2001: NUOVE RESPONSABILITÀ PER LE IMPRESE
L’articolo 8 della Legge n.82 del 6 Giugno 2025 introduce il nuovo articolo 25-undevicies nel Decreto Legislativo n. 231/2001 rubricato “Delitti contro gli animali”, sancendo un cambiamento strutturale: le persone giuridiche – imprese, società e associazioni, anche prive di personalità giuridica – saranno direttamente responsabili per alcuni gravi reati contro gli animali.
Questa novità ha ricadute significative per il tessuto imprenditoriale italiano. In base alla normativa 231, infatti, l’ente risponde in sede penale se il reato è stato commesso da un soggetto apicale o subordinato nell’interesse o vantaggio dell’ente stesso. Non basta più invocare l’estraneità dell’impresa ai fatti del singolo: se non si dimostra l’adozione di adeguati modelli organizzativi preventivi, la responsabilità è diretta.
I reati inclusi nel nuovo Art. 25-undevicies
All’interno del nuovo Art. 25-undevicies “Delitti contro gli animali” si rinvengono i seguenti reati:
- uccisione e maltrattamento di animali ( 544-bis e 544-ter c.p.)
- spettacoli vietati con sevizie (art. 544-quater c.p.)
- combattimenti tra animali (art. 544-quinquies c.p.)
- uccisione o danneggiamento di animali altrui (art. 638 c.p.).
Per questi reati sono previste sanzioni pecuniarie fino a 500 quote e sanzioni interdittive fino a due anni.
Responsabilità dell’ente e sanzioni interdittive
Il legislatore, ha stabilito che, in caso di condanna dell’ente per uno dei reati indicati al comma 1, si applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, del Decreto Legislativo n. 231/2001, per un periodo non superiore a due anni.
Le sanzioni interdittive comprendono:
a) interdizione dall’attività
b) sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni connesse al reato
c) divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo per prestazioni di pubblico servizio
d) esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi, con eventuale revoca di quelli già concessi
e) divieto di pubblicizzare beni o servizi
Limiti di applicazione alle nuove disposizioni
Infine, è stato precisato che tali disposizioni non si applicano:
. ai casi previsti dall’articolo 19-ter delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale
. alle leggi speciali in materia di animali
. alle manifestazioni storiche e culturali, disciplinate da normative specifiche
Lo stesso provvedimento ha poi anche modificato il testo dell’Art. 727-bis c.p. (Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione e commercio di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette) e dell’Art. 733-bis c.p. (Distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto) facenti parte dell’Art. 25-undecies del D.Lgs 231/01 (Reati ambientali).
MODELLO 231: STRUMENTO ESSENZIALE PER LA RESPONSABILITÀ D’IMPRESA NELLA TUTELA ANIMALE
Questa legge rappresenta una svolta normativa significativa, che unisce valori etici a rigore giuridico. Si rivolge, infatti, non solo ai cittadini, ma anche al mondo delle imprese, ampliando così il suo raggio d’azione.
Per la prima volta, il nostro ordinamento riconosce agli animali una soggettività giuridica implicita, segnando un punto di svolta nel modo in cui vengono considerati dal punto di vista legale.
Inoltre, coinvolge attivamente le aziende, chiamandole a diventare protagoniste di un cambiamento culturale profondo e duraturo.

In questo contesto, l’adozione e il costante aggiornamento del modello 231 diventano strumenti fondamentali per garantire un’applicazione efficace della Norma. Solo attraverso l’implementazione di adeguati sistemi di controllo e prevenzione, le imprese potranno promuovere una cultura imprenditoriale attenta al benessere animale e alla responsabilità sociale.
Con questa svolta, l’Italia si posiziona tra i Paesi europei più avanzati nella protezione degli animali, dimostrando come il diritto possa evolvere in sintonia con la crescente consapevolezza collettiva. Mantenere e migliorare il modello 231 è dunque la sfida per trasformare in pratica concreta i principi di questa legge storica.
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